Amarsi per essere amati

Amarsi per essere amati

Molto spesso nei colloqui di counseling è frequente sentire racconti che hanno come tema comune l’essere bravi, il comportarsi bene nei confronti degli altri per il timore di…..” forse non essere accettati? essere rifiutati, esclusi? non essere amati ? Esploriamo questa tematica in ambito lavorativo.

E’ il caso di Virgilio (nome di fantasia) che viene per un consulto raccontando il timore di perdere il lavoro a causa di un collega con cui non sa come interagire, come comportarsi in particolare quando costui…

interviene o facendogli notare le imperfezioni, giudicando negativamente il lavoro svolto. Il capo che è a conoscenza della situazione, ripete più volte ad entrambi di trovare un modo per accordarsi e instaurare un rapporto più sereno. Virgilio, è al corrente inoltre che il collega sta attraversando un momento di salute delicato e difficile che non è stato condiviso. Questa situazione che si ripete ogni giorno porta Virgilio a non andare volentieri al lavoro. Ogni mattina sente ansia e angoscia al pensiero di doverlo affrontare, e ha paura che si inneschi in lui una reazione di rabbia incontrollabile.

Nel corso degli incontri lo ascolto e gli propongo qualche esercizio bioenergetico che lo possa aiutare a rimettere l’attenzione su di sé. Al termine mi condivide il bisogno di prendersi cura , togliendo interesse e dando distacco alla situazione, soprattutto comprendendo che non è suo il problema e nei giorni successivi mi comunica che sta meglio. In questa esperienza è evidente come il focus è più all’esterno che all’interno di sè.

La questione di fondo è semplice, e anche il famoso Oscar Wilde l’aveva colta alla perfezione: “ Amare se stessi è l’inizio di una storia d’amore lunga tutta una vita”. Molti dei problemi fanno parte più della nostra mente che della realtà. Nascono da aspettative negative di fronte a quello che può accadere in futuro. Creiamo pensieri di situazioni che non si sono ancora presentate, eventi negativi che ancora non sono accaduti generando un logorio che cresce giorno dopo giorno, che vengono somatizzate anche nel corpo sottoforma di tensioni corporee che riducono la motilità, la spontaneità e la vitalità e si riflettono sul nostro umore in generale.

Cosa possiamo fare quindi? Concentrarsi sul presente. Come? Anche con piccole azioni, ad esempio fermandoci anche per qualche istante ad ascoltare il respiro, come stiamo nel corpo , le sensazioni che percepiamo, dirsi una preghiera, cantare una canzone per se stessi, ritagliarsi uno o piu’ momenti di piacere durante la giornata. L’importante è fare pratica ogni giorno, come se fosse una lunga meditazione. Dedicarsi a sé ogni giorno, ogni istante, certo non facile. Una delle ipotesi principali provenienti dall’approccio di Rogers é che ognuno di noi è l’unico vero esperto di se stesso. Ogni essere umano custodisce in sé le potenzialità del proprio processo di autorealizzazione. Ed ecco che nel colloquio di counseling, il counselor non interpreta, non diagnostica, non suggerisce soluzioni, non formula giudizi o valutazioni, ma mette a disposizione la propria capacità di ascolto e le proprie competenze per facilitare la persona nel suo processo di crescita e assunzione di responsabilità.

Il counseling bioenergetico aiuta a ritrovare quella parte di noi che per condizionamenti educativi, sociali, famigliari abbiamo dovuto sopprimere in termini sia di energia corporea che emotiva strutturando una maschera definita “carattere” che toglie la natura dell’essere se stessi. Il Counseling somatorelazionale o bioenergetico si propone infatti di risvegliare l’energia vitale della persona, sfruttando la sua motivazione e le risorse che ha a disposizione in maniera creativa, attivando le sue doti di resilienza, ossia la capacità di trasformare aspetti problematici della propria vita in qualcosa di positivo.

Prestare attenzione alle nostre sensazioni corporee ci permette di riconoscere più facilmente quando ci stiamo contraendo mentre viviamo una situazione o evento difficile, sentire l’emozione che stiamo attraversando, sviluppando cosi una consapevolezza che nel corso del tempo lavora sul sistema nervoso simpatico andandolo a calmare riducendo le possibilità di rispondere combattendo o fuggendo ma imparando attraverso un percorso di counseling a mediazione corporea ad allentare le tensioni e accogliere con maggior serenità le emozioni che non ci piacciono.

Fabry

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